ROMA - IL GIORNALE DI CONFINDUSTRIA: DIAMO UNA LICENZA TAXI A CHI GIA' CE L'HA

News - Autore WEBMASTER Data Lunedì, 7 febbraio, 2011 - 13:00

Se davvero il nostro ceto politico è convinto che sia possibile mettere in cantiere, oggi, una serie di riforme per riavviare la crescita, sarebbe bene alternare unire terapie shock e omeopatia, grandi svolte e piccoli passi. L'esperienza degli ultimi quindici anni ci insegna che in Italia le grandi riforme deragliano perché troppo ambiziose: è difficile costruire consenso politico, senza avvitarsi in compromessi che le snaturano.

Al contrario, le piccole riforme inciampano sui veti dei gruppi d'interesse. Se mai la politica dimostrasse di saper dribblare le pressioni corporative, allora forse si potrebbe tornare a prenderla sul serio - anche quando progetta cambiamenti epocali. Sono molte le piccole cose su cui si potrebbe fare la differenza - da una revisione delle norme sulla sicurezza sul lavoro per "piccoli" e mondo dei servizi, a un congelamento della controversa controriforma forense. Parlando di una "frustata" per l'economia italiana, il premier ha fatto riferimento all'esperienza da ministro dell'industria dell'attuale leader del Pd. Com'è noto, il Bersani ministro dell'industria non riuscì invece a porre mano ad un ampliamento dell'offerta di taxi - e venne anzi travolto dalla categoria e da un manipolo di politici che se ne assunsero la rappresentanza, primo fra tutti l'attuale sindaco di Roma Alemanno.

Proprio una delibera dell'Assemblea capitolina (il nuovo, altisonante nome del Consiglio comunale di Roma) è stata segnalata la scorsa settimana dall'Antitrust in quanto «volta esclusivamente a mantenere rendite di posizione». Infatti, essa, per attuare la riforma del sistema tariffario avviata con un regolamento comunale del luglio scorso, individua tra i criteri di valutazione della congruità degli aumenti tariffari «il rapporto domanda e offerta a seguito dell'ampliamento dell'organico con rilascio di nuove licenze». L'Assemblea capitolina, erede spirituale dell'antico Senato romano, con piglio imperiale riscrive le leggi dell'economia: se aumenta l'offerta, che i prezzi aumentino, anziché diminuire.

Visto che parliamo di prezzi determinati dalla politica e non dalla negoziazione fra parti, è chiaro che l'idea è quella di ratificare uno "scambio" con la categoria dei tassinari, vincolando l'aumento delle auto bianche circolanti alla "compensazione" dell'aumento tariffario. Si assume che a una maggiore concorrenza debbano per forza corrispondere inferiori ricavi per tassista - ignorando la possibilità che un'offerta più abbondante contribuisca a irrobustire la domanda. Ma non sono i minori ricavi ciò che andrebbe compensato. Il grande argomento della categoria contro la liberalizzazione è la diminuzione di valore della licenza, di norma acquistata a caro prezzo e considerata in prospettiva una sorta di "liquidazione".

Soprattutto per coloro che ne hanno acquisita una di recente, l'argomento è sensato. Se questo è il problema, però, meglio sarebbe tornare a una proposta che come Istituto Bruno Leoni avevamo avanzato alcuni anni fa (riprendendo un'idea di Franco Romani): ampliare l'offerta regalando una licenza, liberamente alienabile, a chi già ne avesse una. In questo modo, ai tassisti sarebbe stata lasciata virtualmente la possibilità di controllare l'offerta (la corporazione potrebbe "bloccare" l'aumento della concorrenza, se tutti compattamente si tenessero la seconda licenza in cassaforte), ma probabilmente un beneficio immediato (la vendita della seconda licenza, o il suo utilizzo da parte di un familiare) verrebbe preferito a uno lontano nel tempo e comunque incerto (la tenuta del valore della prima licenza).

È agli atti una proposta dell'allora presidente della commissione Attività Produttive della Camera, Daniele Capezzone, per rendere possibile questo "scambio". Perché non si fece nulla? Probabilmente perché la proposta implicava la rinuncia dei Comuni a qualsiasi guadagno potenziale per le nuove licenze emesse. Decida il lettore se sono più dannosi i veti delle corporazioni, o l'avidità delle amministrazioni.

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Fonte: il Sole 24 Ore

Inserito da 5972 Roma il Mar, 08/02/2011 - 15:24.

Ebbene si caro Claudio, siamo come vedi sempre al primo posto nella lista delle pietanze appetitose che l'oligarchia politico - economica della globalizzazione moderna non ha avuto ancora il piacere di ingoiare a piene fauci.

Storia trita e ritrita oramai che ci portiamo appresso da quando purtroppo con la crisi economica  il livello della "vasca dei pesci" è calato sempre di più, facendo affiorare agli occhi dei predoni che vigilano dall'alto, il nostro piccolo orticello dei Taxi che ha scatenato gli stessi appetiti che hanno decretato prima di noi l'estinzione di numerose altre categorie di lavoratori autonomi.

Triste ma maledettamente attuale e che ci riempie di cattivi interrogativi per il nostro prossimo futuro, il dover constatare come alla pari di ciò che è accaduto per categorie anche a noi molto vicine, sia in atto una profonda spaccatura tra di noi stessi tassisti, creata ed alimentata da chi si illude di anticipare a proprio esclusivo vantaggio un processo di cambiamento falsamente spacciato per oramai irreversibile.

E non credo sia storia che non ci riguarda rileggere il percorso dei nostri colleghi/nemici Ncc spariti o quasi nella loro individualità imprenditoriale rimasta solo di facciata in un contesto che li vede totalmente in balia dei grandi gruppi del trasporto di persone. Anche qui tutto è iniziato quando il noleggiatore "più furbo degli altri" ha cominciato a mettere i dipendenti e si è illuso di fare il grande imprenditore sulla pelle degli altri ....... tutti vediamo come è finita la loro avventura.

Roma ne è l'esempio lampante, come sempre centro ed "epicentro" di tutti i cambiamenti dall'alto del suo status di quartier generale della politica di tutto il Paese.

Unica città guarda caso dove con il consenso tacito e ammiccante del sindacato di facciata "istituzionale"  si è iniziato il lento processo di industrializzazione del settore Taxi attraverso il criminoso ma sottile progetto di rilascio di un numero sconsiderato di licenze.

Volutamente per ora lasciate gestire in maniera selvaggia agli stessi "caporali" che ne hanno avallato e benedetto l'arrivo. Illudendoli che saranno loro a gestire con le loro traballanti cooperative di lavoro e corbellerie varie  il succoso settore del trasporto pubblico dei Taxi.

La cantilena propagandistica delle istituzioni è sempre la stessa, loro vogliono solo un servizio migliore ..... Cercano in realtà l'esecutore del cambiamento dal di dentro della categoria per uscirne "puliti" in termini di consenso politico - elettorale, che è poi la loro unica vera preoccupazione. Gli "affari veri" a giochi oramai fatti verranno messi su con chi poi offrirà loro la fetta della torta più grossa (riecco i grandi gruppi che ti fanno a pezzi) in cambio della "protezione" legislativa ed istituzionale necessaria ad attingere il grosso della "ciccia" che ora tra i tassisti non c'è ovvero regole feree e invalicabili per chiunque provi a ficcare il naso oltre la cortina dello pseudo - liberismo, e tanti tanti soldi pubblici .....

In realtà viviamo in conclusione un lento ed inesorabile processo di "asfissia" che rientra in un progetto ben preciso e che giorno dopo giorno ci vede sempre più sprofondare nel baratro.

Siamo tuttavia ancora in tempo per reagire e i giochi non sono affatto conclusi. Ovviamente non è ipotizzabile uscire eventualmente vincitori da un simile confronto senza neanche un graffio, il decreto Milleproroghe e il suo infinito travaglio credo ne siano la prova più tangibile.

Sono però convinto che con il contributo di tutti, il Taxi possa ancora rimanere saldamente in mano alla piccola imprenditoria artigiana, a patto che non si continui nel credere che sia sufficiente arroccarsi nel proprio mondo di trent'anni fa, contando sull'appoggio politico ora di una ora dell'altra "sirena" che canta note soavi ma che alla fine ti lascia sempre a becco asciutto.

La salvezza del nostro lavoro non può prescindere dall'accettare la sfida che attraverso il mercato la controparte economico - istituzionale ci lancia forte del vento in poppa dell'impatto mediatico sull'opinione pubblica.

Il modello da seguire è senza dubbio quello del Radiotaxi 3570 di Roma che rappresenta al momento la massima espressione in Europa di come i tassisti possono essere forti, organizzati, all'avanguardia e pronti a fronteggiare con le loro stesse risorse gli orientamenti del mercato che cambia.

La prova di tutto ciò ??  Basta guardarci attorno e toccare con mano quotidianamente (parlo ovviamente ai colleghi di Roma) gli innumerevoli tentativi di screditare condannare ed affossare in ogni caso la bontà del progetto 3570, attraverso l'epurazione del suo esponente di spicco che ne è poi l'ideatore e il realizzatore, il Presidente Bittarelli.

La strada è tutta in salita ma possiamo e dobbiamo farcela.

Noi ovviamente per i quali il Taxi non è il terzo o quarto reddito in famiglia e che abbiamo ancora davanti tanti e tanti anni di lavoro, senza oramai neanche la più pia delle illusioni di una pensione che tutti sappiamo per noi non arriverà mai e poi mai.

 

Ciao Claudio a presto

 

 

Roberto Testori

Direttivo Uritaxi Lazio 

Inserito da 339 Firenze il Mar, 08/02/2011 - 00:00.

Sì certo, le proposte dell'arciliberista Istituto Bruno Leoni!!!

Questo istituto è storicamente legato alla Mont Pélerin Society ed all'Heritage Foundation (i principali pensatoi del liberismo economico) ed al Centro Einaudi. Esso simpatizza per le politiche applicate da Josè Pinera in Cile per la privatizzazione del sistema pensionistico. Per comprendere l'indipendenza intellettuale di questo network, si consideri che esso è legato a banche e compagnie assicurative.

In economia - e l'autore di questo articolo lo saprà bene - si parla di "organizzazioni che apprendono" quando un'azienda riesce ad imparare dagli errori che compie. In questi giorni della crisi del sistema dell'Euro, così come di quella dell'area nord-africana, l'organizzazione che apprende saprebbe rilevare che le ricette liberiste sono il dato che accomuna quei disastri socio-economici d'incompetenza e malafede a favore di precise oligarchie. L'Irlanda è una delle economie più violentemente liberalizzate d'Europa, così come Egitto e Tunisia hanno applicato la solita insulsa ricetta che il Fondo Monetario Internazionale ha preteso per la concessione dei propri prestiti, dalle economie sud-americane, del sud-est asiatico e dell'Africa intera (tutte aree in splendida forma vero?). La ricetta è sempre la solita: privatizzazione delle infrastrutture, liberalizzazione di ogni settore economico, export di materie grezze e limitazione dell'import (per evitare che un'economia si industrializzi, proprio come pretendeva l'Impero britannico nei confronti delle proprie colonie durante l'800). Si chieda alle popolazioni che sono state toccate da Fmi e Banca Mondiale, quale sia la considerazione che queste hanno dei rispettivi funzionari ...

Ma in merito ai taxi, il pregiudizio è evidente. L'autore dell'articolo, infatti, prima di vaticinare a mo' di Divino Otelma, perchè non si degna di fare un serio raffronto sia in termini di numero taxi in rapporto alla popolazione, e tariffe tra Roma e le altre principali città italiane ed europee? Infatti, il preconcetto dell'autore, trova soluzioni fraudolente, per problemi inesistenti. Se non fosse di tale avviso, esegua la ricerca suggerita e poi giudichi lui stesso, se l'onestà intellettuale lo accompagna.

Claudio