Dal taxi alla sfida a Mario Monti. Dalle Comunali dove “l'onda d'urto delle auto bianche” pesa come un macigno, sino al tormentone sulle tariffe. Ma stavolta non si parla della “categoria”, né della politica o del sindacato.
Anche sui tassisti romani cala la scure della crisi economica: corse ridotte al lumicino, aziende che spendono meno nei classici “buoni” e il prezzo della benzina e delle manutenzioni delle auto che fa salire i costi “e precipitare i guadagni”.
Loreno Bittarelli, 52 anni, storico presidente della Coop di taxi più grande d'Europa, il 3570 – e anche più agguerrita – sceglie Affaritaliani.it per parlare di come è cambiata la città e i suoi abitanti in poco meno di un anni. Da quando cioè l'esecutivo Monti ha varato la sequenza drammatica di finanziarie e tagli che hanno ricordato agli italiani il peso del debito pubblico.
Bittarelli, da dove cominciamo?
“Direi dai tassisti”.
No per favore di nuovo regolamenti, aumenti, liti col comune. Ci risparmi il tormento”.
“Invece partiamo dai tassisti perché prima che conducenti sono cittadini. Un tempo eravamo considerati “classe agiata”: un buon lavoro, possibilità di guadagno proporzionale all'impegno; una liquidazione costituita dal valore della licenza e dall'auto. Ora non è più così..”
Cosa è accaduto?
“Semplice. La serie di politiche comunali, ispirate da logiche perverse ha trasformato il nostro lavoro da risorsa per la città a problema. Noi siamo un po' come i piccoli commercianti: la scelta di aumentare le licenze voluta da Veltroni è paragonabile all'apertura dei grandi centri commerciali che hanno finito per mettere in ginocchio i piccoli”.
Non è che vi lamentate troppo?
“Neanche per sogno. Un tempo un tassista era un cittadino normale. Lavorava, pagava le rate dell'auto. Con un mutuo e un po' di sacrifici riusciva anche ad comprarsi una casetta al mare e mandava i figli all'università. Oggi abbiamo subito molto più di altre categorie il downgrading sociale e l'assenza di una politica coerente della mobilità, in aggiunta al prezzo della benzina che è salito alle stelle, ci ha dimezzato il guadagno. Oggi, al netto delle spese, portiamo a casa si e no quanto basta per sopravvivere, con l'unica differenza che se ci paragoniamo allo stipendio medio di un cittadino medio, noi dobbiamo sottrarre la malattia e le ferie. Quando un taxi non lavora non incassa. Però le spese corrono comunque”.
Lei parla spesso di mobilità. Cosa volete?
“Politiche serie, ispirate alla prevalenza del mezzo pubblico su quello privato, un mezzo pubblico che sia sostenibile dal punto di vista ambientale e accessibile a ogni fascia di utenza, anche attraverso l’utilizzo della mobilità collettiva. Il taxi è una risorsa “quasi” alla portata di tutti, invece il caos che regna sulle strade sembra generato dalla voglia di mettere le categorie contro”.
Di quali categorie parla?
“Semplice. Autisti dell'Atac che litigano con i motorini, motorini che scambiano la strada per una pista. Auto contro pedoni; tolleranza totale per la doppia fila; corsie preferenziali ridotte al lumicino e ora anche aperte ai bus open. In realtà tutti i soggetti che si muovono in città fanno come i polli di Renzo dei Promessi Sposi: tutti attaccati insieme a litigare, quando poi il vero nemico sono i cortei, i Capodanno senza le metropolitane che trasformano Roma nell'ingorgo colossale, l'assenza di una visione strategica su come far muovere la Capitale. In mezzo ci siamo anche noi”.
E non siete morbidi...
“Perché non siamo scemi e qualcuno dovrebbe capirlo. Il tassista non è più la figura retorica di Alberto Sordi. É un professionista che vive tra regolamenti complessi e grandi responsabilità. La 3570 è un'azienda modello che ha investito sulla qualità e sulla tecnologia. Stiamo lavorando per avere una nostra flotta elettrica autogestita; vengono da mezza Europa a scoprire le nostre tecnologie di localizzazione, di erogazione del servizio. Un sistema complesso che ha come unico obiettivo l'abbattimento del tempo di risposta alla richiesta di un taxi e che si traduce in un risparmio certo per il cliente”.
Ma i romani i soldi per il taxi ce l'hanno ancora?
“La crisi è pesante, si è fatta sentire già da gennaio con riduzione della domanda anche a due zeri. Però Roma è la Capitale e anche se il mercato si restringe per la congiuntura c'è ancora spazio per la qualità a costo zero. È questa la vera scommessa nei periodi meno floridi. Quando ci sono i solidi è facile fare numeri”.
Parliamo di politica?
“Lo abbiamo fatto finora. Parliamo di politica della mobilità che non è certo quella di due auto elettriche. Da questo punto di vista quanto fatto è una goccia nel mare”.
Una critica alla Giunta Alemanno? Ma non eravate amici?
“L'amicizia è una cosa, il lavoro è un'altra. Sotto l'aspetto del lavoro, fare e non dire.”
Fare di più? Cosa?
“Intanto si poteva dare meno retta ai cattivi consiglieri, poi si poteva evitare lo scontro sulle tariffe, perché noi la nostra parte l'abbiamo fatta. Siamo come le massaie al mercato: abbiamo sostenuto gli aumenti senza dire una parola. Al momento opportuno abbiamo chiesto un ritocco delle tariffe ragionato perché non si può calmierare solo il nostro lavoro. Se il Comune, il sindaco o chi per lui, vuole un servizio sociale, si compra i taxi, assume i tassisti e poi stabilisce la tariffa del servizio. Facciamo una seconda Atac e buona notte”.
Bella provocazione, magari qualcuno ci pensa...
“E magari noi i taxi glieli vendiamo pure. Ma se non è sociale, l'aumento ci sta tutto”.
Torniamo al mercato... come vede il futuro?
“Semplice i cittadini tassisti hanno capito che come prima non sarà più. Tiriamo la cinghia e andiamo avanti. Come tutti, insieme agli altri cittadini, cercando di migliorarci sempre più”.
Per chi votate alle prossime elezioni?
“Per il più bravo, per chi ha un progetto serio per la città”.