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Confermato esonero (parziale) dei contributi Inps

Confermato l’esonero parziale dei contributi Inps. L’esonero sarà parziale nel massimo di 3000 euro, e nel limite del fondo all’uopo stanziato. Esso sarà fruibile dal titolare della posizione contributiva (e non della partita iva), per coloro che non siano già beneficiari di pensione ed abbiano la posizione contributiva in regola.

Dal sito dell’Inps: https://servizi2.inps.it/Servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualUrl=/messaggi/Messaggio%20numero%201911%20del%2013-05-2021.htm

Al fine di ridurre gli effetti negativi causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 sul reddito dei lavoratori autonomi e dei professionisti e di favorire la ripresa della loro attività, l’articolo 1, commi 20-22-bis, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e successive modificazioni, ha disposto per l’anno 2021 l’esonero parziale della contribuzione previdenziale e assistenziale dovuta dai lavoratori autonomi e dai liberi professionisti iscritti alle gestioni autonome speciali dell’INPS e alle casse previdenziali professionali autonome, che abbiano percepito nel periodo d’imposta 2019 un reddito complessivo lordo imponibile ai fini IRPEF non superiore a 50.000 euro e abbiano subito un calo del fatturato o dei corrispettivi nell’anno 2020 non inferiore al 33 per cento rispetto a quelli dell’anno 2019.

L’articolo 1, comma 21, della legge n. 178/2020, demanda la definizione dei criteri e delle modalità per la concessione dell’esonero in oggetto all’adozione di uno o più decreti da parte del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, il cui iter di pubblicazione è in corso di definizione.

Con il presente messaggio – a seguito di espresso nullaosta da parte del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in attesa della pubblicazione del citato decreto interministeriale di cui al sopra indicato comma 21 e vista l’imminente scadenza, fissata al 17 maggio 2021, del pagamento della prima rata dei contributi richiesti con l’emissione 2021, dovuti dai soggetti iscritti alle gestioni autonome speciali dell’INPS degli artigiani e degli esercenti attività commerciali – si comunica il differimento al 20 agosto 2021 del termine di pagamento della rata dei contributi oggetto di tariffazione 2021 avente scadenza originaria il 17 maggio 2021.

 

 




La “concorrenza” del PNRR è un’ideologia che favorisce le multinazionali

Il Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) cita ben 48 volte la parola concorrenza. Il piano rappresenta le condizionalità poste all’Italia per ottenere oltre duecento miliardi (di cui solo un terzo a fondo perduto), che avrebbe potuto ottenere sui mercati senza condizioni.

Sono noti gli studi sui danni prodotti, sia per il mercato del lavoro che per i consumatori, dalle liberalizzazioni. A questo riguardo si dice che però sarebbero solo le “liberalizzazioni all’italiana” a non funzionare. Eppure, l’eliminazione delle regole per favorire la “concorrenza”, ha prodotto anche negli Stati Uniti una situazione dove tre mega società d’investimento (Blackrock, Vanguard e State Street) controllano l’80% delle 500 principali aziende del Paese. L’eliminazione delle regole (deregulation), dunque, non solo in Italia ha portato ad una situazione da legge della giungla, dove a farla da padroni sono i leoni che, grazie alla loro forza finanziaria, progressivamente monopolizzano un mercato. Lo abbiamo già visto, per esempio, nei mercati bancario, assicurativo, telefonico, dove, una volta deregolamentati per ottenere  concorrenza, un sempre più ristretto oligopolio ha finito col controllare il relativo settore.

Non è dunque un’arbitraria deregolamentazione volta ad aumentare sulla carta la concorrenza, a creare le migliori condizioni economico-sociali, ma una regolamentazione ispirata dall’ a r m o n i a  d e g l i  i n t e r e s s i .

Il PNRR in merito al trasporto pubblico locale dice: “La concorrenza è idonea ad abbassare i prezzi e ad aumentare la qualità dei beni e dei servizi: quando interviene in mercati come quelli dei farmaci o dei trasporti pubblici, i suoi effetti sono idonei a favorire una più consistente eguaglianza sostanziale e una più solida coesione sociale. … la concorrenza si tutela e si promuove anche con la revisione di norme di legge o di regolamento che ostacolano il gioco competitivo”. Tutto questo è pura ideologia che non trova corrispondenza nella realtà!

In merito al trasporto pubblico non di linea, sappiamo degli appetiti di multinazionali come Uber e Freenow, ma sappiamo anche che l’art. 45 Cost. tutela la cooperazione e l’impresa artigiana e che anche in questo settore le liberalizzazioni praticate all’estero hanno prodotto un aumento delle tariffe, e scadimento della qualità del servizio, a pregiudizio delle garanzie proprie del servizio pubblico in favore dell’utenza. 

I tassisti italiani sono pronti ancora una volta a difendere la Costituzione, la verità delle cose ed il proprio lavoro!

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi




Bonus “centri storici”: ancora rallentamenti

In merito al bonus “centri storici”, dopo i solleciti che abbiamo inviato alla Direzione generale dell’Agenzia delle Entrate, ci comunicano dalle varie provincie che le competenti Direzioni territoriali stanno chiedendo ai tassisti una serie di informazioni circa il luogo in cui sarebbero sviluppati i ricavi da lavoro. Tale richiesta è ovviamente ingiustificata e frutto di equivoco.

Sulla scorta di tale equivoco, abbiamo allora inviato un’informativa fondata sull’art. 11, co. 2 della l. 21/92, il quale prevede:

“Il prelevamento dell’utente ovvero l’inizio del servizio sono effettuati con partenza dal territorio del comune che ha rilasciato la licenza per qualunque destinazione, previo assenso del conducente per le destinazioni oltre il limite comunale o comprensoriale, fatto salvo quanto disposto dal comma 5 dell’articolo 4”,

con ciò significando che il servizio taxi ha sempre prelievo o inizio (in questo secondo caso prelevando il cliente anche in qualsiasi altro territorio comunale, ma pur sempre con inizio, e dunque accensione del tassametro, nel comune licenziante) nel territorio del comune che ha emesso la licenza. Alla luce di tale previsione normativa, il servizio taxi non può che sviluppare l’intera mole di lavoro esclusivamente nel comune che lo abbia licenziato. 

Pertanto, sono ingiustificate le richieste pervenute dalle Direzioni Provinciali che hanno determinato la sospensione dell’erogazione del contributo spettante a numerosi tassisti.

Questo ulteriore equivoco, ha ovviamente provocato nuovi rallentamenti che speriamo di avere definitivamente sanato, con l’informativa inviata.

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi




N.c.c.: stazionamento e acquisizione servizio dalla rimessa ed in favore della comunità del comune autorizzante. Chi dice diversamente bara!

In relazione alla recente sentenza n. 01073/21 del Consiglio di Stato, riportiamo quella che era stata la nostra lettura della sentenza della Corte Costituzionale 56/2020, che purtroppo in troppi, tra tecnici ministeriali, sottosegretari, e rappresentanze sindacali n.c.c., avevano voluto propagandare come capace di novellare in maniera differente sia il principio dello stazionamento e dell’acquisizione del servizio dall’autorimessa da parte del n.c.c., sia il principio di territorialità. Niente di più falso!

Per una chiara comprensione della normativa vigente invitiamo tutti, in modo unitario e senza prestare il fianco alle immature o interessate divisioni di chi, evidentemente, trova in queste personali tornaconti (magari finanziati da qualche multinazionale amica), a leggere e diffondere, anche presso i propri comuni, sia la sentenza 01073/21 Cons. Stato sia questa nostra analisi sulla 56/2020 Corte Cost.

Quest’ultima analisi si è dimostrata, alla luce dell’emersa giurisprudenza amministrativa, capace di cogliere perfettamente quanto detto dalla Consulta.




Il nostro benvenuto al Governo Draghi: la Costituzione ispiri il suo Governo!

Vi rimettiamo la lettera di benvenuto con cui la nostra organizzazione, lo scorso 15 febbraio, ha voluto immediatamente salutare l’appena insediatosi Governo Draghi. Al di là dei giudizi su di esso, il lettore rileverà che abbiamo voluto cogliere l’occasione per richiamare tutto il Governo al primario dovere di rispetto dei precetti costituzionali che ci tutelano sia come cittadini che come lavoratori. Dalla lettura della lettera, risulterà evidente che, da tempo, il complessivo ordine istituzionale vada muovendosi fuori da quei precetti.
A questo riguardo, può essere utile che i contenuti della stessa (nella parte in verde) siano copia-incollati (o migliorati ovviamente!) affinché ogni nostro delegato e/o iscritto possa contattare i propri parlamentari territoriali o quelli di proprio gradimento, per richiamarli al rispetto della nostra Costituzione. A questi indirizzi si trovano gli indirizzi mail di tutti gli onorevoli e senatori della Repubblica: https://www.camera.it/leg18/28 e http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Attsen/Sena.html
Firenze, 15 febbraio 2021.
Egr. Presidente Draghi,
nell’augurare a Lei ed al Suo Governo il miglior lavoro possibile per la Nazione, alla luce del ruolo che oggi viene a ricoprire, auspichiamo che al centro dell’azione governativa tornino ad esservi i capisaldi della nostra Costituzione: lavoro, famiglia e impresa. Questo, tanto più in una fase economica e sociale, dove si è assistito al fenomeno per cui, mentre quei tre perni dell’economia reale sono entrati in una fase di difficoltà mai conosciuta nella storia repubblicana, multinazionali, grandi società quotate in borsa, piattaforme tecnologiche, costituenti l’economia finanziaria, hanno registrato capitalizzazioni record. Questo paradosso, si aggiunge alla previsione costituzionale, nell’imporre al Suo Governo che nella gestione della cosa pubblica si dovrà avere primaria attenzione all’economia reale.
Al di là dei curricula, dei ruoli ricoperti nel passato, delle convinzioni personali, l’auspicio è che il dovere pubblico del Governo di unità nazionale (o quasi) che Lei presiederà, ponga nell’ordine impartito dal Costituente, la scala delle priorità: l’essenza stessa dell’idea di “repubblica” (art. 1), che dentro la dinamica della globalizzazione finanziaria, è stata usurpata di una sostanza che avrebbe dovuto portare al progressivo miglioramento delle condizioni di vita del Popolo italiano, ed invece ha assunto le sembianze di un’oligarchia, in quanto si è visto concentrare ricchezza e diritti reali, nelle mani di pochissimi interessi nazionali e stranieri; il lavoro (art. 1), impoverito quantitativamente e qualitativamente, in quanto, da diritto è stato trasformato in merce soggiogata dal profitto; la ripresa dell’obiettivo dell’eguaglianza sostanziale come “compito della Repubblica” di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, 2° co.), oggi sostituito dal neo-liberismo che, funzionale alla legge del più forte, ha portato al risultato diametralmente opposto della massima sperequazione storica tra i redditi; la ripresa del riconoscimento, della promozione e del favorire la “funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata” (art. 45, 1° co.), e della “tutela” e dello “sviluppo dell’artigianato” (art. 45, 2° co.) oggi attentati dalla forza finanziaria delle multinazionali e piattaforme tecnologiche.
Un occhio di riguardo, sul fronte della modernizzazione delle infrastrutture – come da Lei e dalle istituzioni europee sollecitata – lo necessiterà il nostro Meridione, al fine di colmare il gap produttivo e reddituale presente nelle “due Italie”, primo problema storico del Paese.
Tutto ciò, tocca direttamente anche gli operatori del settore taxi, e va a sussumere per l’immediato, l’imprescindibilità di aiuti statali che, finché permane la crisi pandemica, non possono essere interrotti, quanto piuttosto rafforzati nel quantum e ampliati nelle species, per il maggior stato di indebolimento patrimoniale procurato dalla lunghezza temporale della sostanziale assenza reddituale.
Confidando che la luce dei precetti costituzionali possa ispirare il Governo che presiederà, porgiamo i nostri migliori saluti.
Per Uritaxi – Unione di Rappresentanza Italiana dei Tassisti,
il presidente nazionale, Claudio Giudici



Comunicato agli Iscritti sulle novità in merito alle bozze di decreto presentate dal Governo

Adesso possiamo dirvelo!
Non correndo il rischio di pavoneggiarci, visto che le cose non sono andate come era in nostro obiettivo che andassero, oggi possiamo raccontare ai nostri Iscritti quale sia stato il nostro impegno nell‘ultimo mese.

Dopo la presentazione delle tre bozze di decreto, inerenti il D.p.c.m. sulle piattaforme tecnologiche e i due decreti attuativi sul registro elettronico nazionale (R.e.n.) e sul foglio digitale di servizio, vista la gravità di ciò che ci veniva presentato dal Governo, abbiamo rilevato la necessità di tentare di riunire il fronte delle tante sigle sindacali e associative presenti nel nostro settore. La gravità di ciò che ci era stato messo davanti, seppur in presenza di una dichiarata disponibilità al confronto da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, non si era presentata neanche col famoso decreto Bersani del 2006. Oggi come allora, ma con aspetti finanche di maggior gravità – dovuti al declino della cultura giuslavoristica (a causa delle subite nefaste influenze provenienti dai sistemi anglosassoni di common law) che durante il decennio trascorso si è avuto – vi sarebbe stata necessità del risveglio di quella maturità sindacale che in battaglie decisive come quelle del 2006-07 e del 2011-12, portarono i tassisti italiani a presentarsi uniti di fronte al “nemico” comune.
Da questa prioritaria necessità, abbiamo allora proposto a tutte le sigle di rappresentanza del settore, per il giorno 10 dicembre scorso (fatta eccezione per Cisl, in quanto essa aveva già palesato con pubblico documento il suo sostanziale accordo col nuovo scenario pro-multinazionali avanzato dal Governo, con l’obiettivo semmai poi, di tentare anche con essa una condivisione di posizione, laddove avesse optato per un ritorno sui suoi passi), allo scopo di presentare una piattaforma comune di risposta e, dunque, il superamento delle divisioni. Purtroppo, già questo primo passo, veniva frustrato dall’assenza di alcune sigle di rappresentanza e l’incontro si svolgeva alla presenza di, per ordine alfabetico: Casartigiani, Claai, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Faisa Confail, Legacoop, Mit, Orsa, Tras, Satam, Silt, Tam, Tpln Fast Confsal, Uil, Unica Cgil, Unione Radiotaxi d’Italia (U.r.i.), i rappresentanti delle quattro app italiane (AppTaxi, InTaxi, ItTaxi, Taxiclick) e ovviamente noi di Uritaxi.
Con tutte queste sigle (fatta eccezione per Uil e Confcommercio che optavano per altre strade), tanta era la volontà di addivenire ad una posizione il più possibile unitaria, si ravvide l’opportunità di rimettere un documento di sintesi anche a quelle sigle che non si erano presentate a questo incontro. Un documento, ovviamente, non chiuso, emendabile, su cui determinare una sintesi. Purtroppo, questo ulteriore tentativo, viene nuovamente frustrato, dopo una inutile attesa di una decina di giorni, con la produzione e immediato invio al Governo di un documento, senza neanche accettare l’apertura al confronto che i presenti all’incontro del 10 dicembre avevano fatto. È evidente che, alla luce del tentativo unitario che andavamo facendo, non potevamo sottoscrivere quel documento, nè tanto meno produrne uno unilaterale, a sola firma Uritaxi, sbattendo la porta in faccia a chi invece aveva dato manifesta prova di condividere con noi la necessità di presentare un fronte il più possibilmente unitario.
Da qui, arriviamo alla condivisione del documento del 29 dicembre, che qui vi rimettiamo, e che gode, in merito all’inquadramento delle piattaforme tecnologiche, della condivisione sia delle quattro app italiane (AppTaxi, InTaxi, ItTaxi, Taxiclick), che di 53 radiotaxi italiani.
Adesso, vedremo come si svilupperà la partita col Governo. Resta il timore più che fondato, che anche questa volta, proprio come nel 2018, si ripeta una dannosa dinamica a danno del settore. Come allora, quando di fronte al Governo penta-leghista ci presentammo inutilmente con tre documenti quasi identici espressione di tre fronti sindacali, dimostrando la spaccatura interna alla Categoria, offrimmo gioco facile alla introduzione di novità normative su cui non fu possibile fare una forte opposizione. Ma stavolta riteniamo che alcuni abbiano proprio voluto scherzare col fuoco, perché se a quel tempo davanti a noi vi erano modifiche normative sì sostanziali, ma che tutto sommato sanavano una situazione di fatto, oggi il rischio è l’avvio della completa destrutturazione del settore a favore delle multinazionali, con la parallela progressiva distruzione dei radiotaxi dei tassisti italiani (e quasi tutti i radiotaxi italiani, lo hanno evidentemente compreso).
È allora per noi doveroso ringraziare pubblicamente quelle sigle che comunque, senza opporre incomprensibili pregiudiziali, hanno condiviso con noi il tentativo unitario incentrato su due elementi imprescindibili per una efficace tutela di un settore professionale: il confronto e l’anteposizione del tutto ad una sua parte. E la speranza resta che, prima o poi, durante la guerra che abbiamo davanti, le tante intelligenze presenti in fronti oggi divisi, possano ritrovarsi in un solo blocco unitario.

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi

Documento condiviso 29 dicembre 2020 bozza conclusiva




La nostra posizione sulle bozze dei decreti attuativi l. 12/19 letta oggi di fronte a Mit e Mise

Finalmente, con un anno di ritardo rispetto ai tempi previsti dalla l. 12/2019, M.i.t. (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e Mi.s.e. (Ministero dello Sviluppo Economico) ci presentano le bozze dei decreti attuativi della relativa legge.
Di seguito, la posizione siglata da Uritaxi con altre sigle e letta di fronte al sottosegr. on. Margiotta:




Autobus strapieni e lockdown: perché ancora snobbata la nostra proposta?

Già a marzo offrimmo al Ministero dei Trasporti ed alle Regioni la nostra disponibilità per sopperire alle carenze del trasporto pubblico di linea. Avanzammo anche un piano “Buono Taxi” per le fasce deboli della popolazione (quest’ultimo approvato con stanziamenti impercettibili e ad oggi ancora lettera morta). Tutto questo avrebbe evitato o quanto meno attenuato il fenomeno dei concentramenti di persone nei mezzi pubblici di massa, con meno contagi e l’alleggerimento del sistema sanitario dai nuovi casi Covid-19. In più, cosa non secondaria, avremmo liberato dallo stato di disoccupazione de facto, i taxi nei posteggi strapieni e gli ncc nei garage impolverati. Perché, a distanza di otto mesi, non ci si è lungimirantemente appoggiati all’opportunità offerta da questa manodopera senza impiego? Gli Stati generali a che son serviti? Non basta il disastro epocale ed esistenziale a cui siamo davanti, per far una volta tanto tesoro dell’esperienza e delle idee delle piccole imprese che muovono il Paese? Investire su queste imprese, oggi, avrebbe evitato nuovi contagi, nuovi blocchi, nuove chiusure delle attività, nuova disoccupazione.

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi




Lettera al Governo in vista dello sciopero del 6 novembre

Roma, 14.10.2020

Oggetto: richiesta interventi urgenti per il settore taxi.

Le scriventi Organizzazioni Sindacali del Comparto Taxi, a fronte della gravissima emergenza provocata dal Covid-19 che ha totalmente arrestato l’economia del TPL non di linea Taxi, conseguentemente al blocco totale del turismo e ad un pressoché totale blocco dei consumi interni, devono amaramente constatare l’insufficienza degli interventi governativi in favore di un comparto con assoluti obblighi pubblicistici. Questo, nonostante che già dal marzo scorso, Vi avessimo fatto presente che la situazione di difficoltà registrasse una gravità senza precedenti. 

In questi oramai otto mesi, dove la crisi economica non ha subito sensibili positivi mutamenti, abbiamo atteso vanamente significativi aiuti che, a Vs. dire, sarebbero dovuti arrivare come riflesso degli accordi interstatuali presi in sede d’Unione Europea. Alla luce della manifesta impalpabilità di questi ultimi, e della struttura dilazionata e farraginosa di quelli inerenti il cd. Recovery Fund, chiediamo che si ricorra a meccanismi di finanza pubblica interna di modo da rendere massicci e celerissimi gli interventi pubblici necessari a non trasformare il Paese in un cumulo di macerie fatto da attività chiuse e disoccupazione di massa.

In questo quadro di sovraordinati interventi macroeconomici, sollecitiamo l’inserimento dei seguenti provvedimenti a favore del settore che rappresentiamo:

Interventi basilari

  • Un intervento economico di compensazione che su base trimestrale, analizzando i corrispettivi mensili tra l’anno 2019 e quelli attuali, vada ad integrare la differenza almeno fino a Marzo 2021.
  • A fronte dell’indebitamento che si è determinato per gli operatori del SERVIZIO PUBBLICO TAXI, l’istituzione di un fondo rotativo pari a 10.000 euro per ogni titolare di licenza, restituibile in 60 mesi senza interessi, con rateo a partire dai 12 mesi successivi all’erogazione.
  • Istituzione di un sostanziale “Buono Taxi” per le fasce deboli della popolazione, per un importo di 50milioni al mese, la cui ripartizione sia esclusivamente in funzione del numero delle licenze taxi presenti nei vari comuni. Quello recentemente adottato dal Governo col d.l. 104/2020, oltre che configurarsi, per l’entità che ha, come una mera misura di facciata, è strutturato secondo bizantini criteri di ripartizione.
  • Lo sgravio totale dei contributi INPS dell’anno 2020 previsti per i soggetti artigiani istituiti all’art. 7 della legge 21 del 15 gennaio 1992 e s.m., per i titolari di licenza taxi che esercitano in forma di impresa artigiana di trasporto pubblico non di linea di persone, divenendo oneri figurativi a carico dello Stato, per tutto il 2020.
  • Il mantenimento della cassa integrazione in deroga per i soggetti di cui all’art 7 della Legge 21 del 15 gennaio 1992 almeno fino a marzo 2021;
  • La sospensione dell’inserimento dei contribuenti nell’ambito dei soggetti ad accertamento con codice ATECO 493210, per sforamento dei parametri ISA 2020.
  • Per le cooperative di produzione e lavoro, intendendo come tali quelle a proprietà collettiva e mutualità prevalente come previste da art. 7 della legge 21/92, che hanno le licenze taxi conferite, si richiede lo sgravio totale dei contributi previdenziali INPS e INAIL previsti per i propri lavoratori dipendenti, i cui oneri sono assunti dallo Stato come contribuzione figurativa, per almeno tre mesi.
  • La sospensione, per tutto l’anno 2020, per i soggetti previsti dall’art. 7 della legge 21 del 15 gennaio 1992 e successive modifiche, siano esse imprese artigiane o cooperative di lavoro e produzione, di ogni rata di mutuo o di finanziamento (senza alcuna mora) relativamente agli acquisti inerenti i veicoli necessari per l’espletamento del TPL non di linea taxi.

Interventi complementari 

  • per i titolari di licenza inquadrati nel settore artigianato, autorizzare un credito d’imposta pari a 500 euro pro capite, per spese già sostenute per acquisto dispositivi di protezione individuale (DPI) e prodotti di sanificazione, a mezzo autocertificazione. Anche in questo caso quanto disposto nei precedenti decreti si è dimostrato non praticabile, tanto che parte di quegli importi sono rimasti inutilizzati.
  • Per tutte le Cooperative di produzione e lavoro, Radiotaxi e Associazioni di Categoria, un credito d’imposta (documentato) rispetto ai costi per la sanificazione e all’acquisto di DPI pari a 2000 euro.
  • In relazione alla copertura assicurativa e alla contingenza che si è determinata un credito d’imposta pari al 50 % della polizza assicurativa sui mezzi TAXI. Questo per continuare a garantire all’utenza le adeguate garanzie in una fase critica come quella attuale.
  • Così come avviene per alcuni servizi, stabilire l’abolizione totale dei costi per l’utilizzo del POS, in quanto SERVIZIO PUBBLICO e con tariffa Amministrata.
  • L’introduzione nel sistema aziendale del ticket taxi defiscalizzato così come già in essere per ristorazione e alimentare.
  • Tutte le misure a credito d’imposta potranno essere cedute a istituti bancari o
    utilizzate in compensazione fiscale (F24).

Infine è indispensabile stabilire un monitoraggio almeno trimestrale per la verifica e la ricaduta oggettiva di queste misure sulle imprese e cooperative di cui all’art 7 della legge 21/92.

Satam – Uritaxi – Unimpresa – UGL-Taxi – Federtaxi Cisal – ORSA Taxi – TAM – CLAAI –
USB-Taxi – Unione Tassisti d’Italia – ATI-Taxi – ATLT




La Categoria ha davanti due gravi pericoli

Le prossime settimane saranno decisive per il futuro del settore taxi, perché due gravi pericoli si affacciano di fronte a noi:

1) il venir meno della clausola di non concorrenza che garantisce la tenuta e il nascere delle cooperative di servizio controllate dai lavoratori del settore;
2) il ricadere nellerrore di farsi adulare dalle sirene della politica, cadendo nella trappola concertativa, buona per illuderci di essere noi i legislatori.

In merito al primo punto, sarà facile capire chi stia con i tassisti italiani e chi no. Lunico rischio da evitare sarà la vaghezza della politica, ed in particolare del Governo. Esso, come già fattoci intendere durante lultimo incontro in videoconferenza col M.I.T., potrebbe procrastinare il più possibile qualsiasi decisione politica, per crearsi il comodo alibi di una magistratura che a breve tornerà a pronunciarsi sulla questione, trattando la causa che coinvolge i radiotaxi romani. Ma appunto, di un mero alibi si tratterà, poiché se Governo e maggioranza vogliono, possono impedire per via legislativa la distruzione del settore, che il venir meno di quella clausola comporterà.

Diversamente, in relazione al secondo punto, c’è bisogno di spendere qualche parola in più, rileggendo i passaggi fondamentali della nostra storia dal 2006 ad oggi.

Sono stati fondamentalmente quattro i momenti salienti del settore taxi nellultimo quindicennio. Li possiamo suddividere in due differenti tappe di politica sindacale: i tentativi di destrutturazione di  Bersani e Monti, a cui rispondemmo con logiche di lotta rivendicativa, dove il legislatore si pose secondo un così ho deciso!, ed i tassisti italiani scesero in lotta per poi spingere le loro rappresentanze sindacali a detonare quelle bombe; le novelle introdotte dal Governo Berlusconi col famoso art. 29 co. 1-quater e dal Governo penta-leghista Conte con la legge 12/2019, dove abbiamo assunto il ruolo dei legislatori secondo logiche di tipo concertativo.

Il paradosso di questi momenti caldi del settore, è che alla fine abbiamo ottenuto molto di più quando siamo scesi in lotta, che non quando ci siamo seduti al tavolo (truccato) della politica. Nel caso del 29 co. 1-quater, fummo addirittura legislatore monocratico, cioè senza aver il bisogno di concertare niente con nessuno, ma la norma non ha mai trovato effettiva applicazione da parte del contesto politico-amministrativo. Nel caso della l. 12/2019, dove la concertazione con altri interessi (n.c.c. e multinazionali) è stata effettiva, le uniche parti della nuova normativa che hanno trovato applicazione sono state quelle riconducibili agli n.c.c. (territorialità divenuta da comunale a provinciale, foglio di servizio multiplo, deroghe temporali alla normativa) e alle multinazionali (rimesse multiple), ma niente di ciò che serviva a tutto il comparto per combattere i fenomeni di abusivismo (cosa che interessava particolarmente al settore taxi) ha trovato applicazione. Sia chiaro, in questi due momenti concertatividel 2009 e del 2019, è apprezzabile e meritevole di gratitudine loperato di chi ne è stato attore sindacale e politico. La riflessione che Uritaxi propone, e che invero già ha proposto con minor grado di dettaglio durante il Parlamentino unitario del giugno scorso, ha lo scopo di evitare che si ripeta lerrore che, purtroppo, è già in formazione da tempo, di illudersi di poter fare i legislatori dentro un processo concertativo con una classe politica non affidabile e rispettosa soltanto di logiche di forza.

Dunque, i decreti attuativi, così come il Dpcm sulle piattaforme, devono essere oggetto di scrittura del Governo e non frutto della pia e recidiva illusione di poterli scrivere noi, partecipando ad un tavolo a cui parteciperanno, senza esser fisicamente presenti, anche le ben più “convincentimultinazionali. A questo tavolo, il decisore politico ha più volte fatto trapelare di non voler mettersi dalla parte della legalità, dei lavoratori e delle loro strutture economiche. Se questi decreti saranno liniqua risposta ai desiderata delle multinazionali straniere, gli strumenti più decisi della lotta rivendicativa dovranno essere la risposta di tutti i tassisti italiani e delle loro rappresentanze sindacali.

 

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi