Uber, tutti (o quasi) la cercano ma nessuno (o quasi) la vuole veramente. E l’Italia si ritrova ancora una volta alle prese con l’eterno dilemma. Innovare nel nome della tecnologia e della concorrenza oppure difendere categorie e interessi preesistenti? Almeno per quanto riguarda l’app della Silicon Valley per il noleggio auto, c’è un punto fermo. Quello del 5 maggio, quando il Tribunale di Roma si pronuncerà (salvo clamorosi ripensamenti) sulla sospensiva con cui una settimana fa un altro giudice ha bloccato lo stop di Uber a Roma e Milano ordinato a suo tempo dallo stesso tribunale capitolino, in accoglimento delle richieste di taxi e cooperative del noleggio. Questioni girate direttamente a Sergio Boccadutri, deputato dem a capo dell’area innovazione del Pd. Perchè la politica è stata fin troppo silente sulla questione Uber, finendo per l’essere sostituita dalla giustizia.

SE IL TRIBUNALE DIVENTA IL (NUOVO) PARLAMENTO

Che sulla faccenda Uber (ma forse anche Flixbus) Parlamento e governo siano rimasti parecchio in disparte dando l’impressione di una certa confusione facendosi sostituire dalle aule di tribunale, lo ha ammesso pochi giorni fa persino lo stesso ministro dei Trasporti Graziano Delrio, promotore nelle settimane scorse di alcuni incontri con i tassisti nel tentativo (andato parzialmente a vuoto) di giungere a una regolamentazione efficace di Uber (che a livello mondiale un po’ a sorpresa ha chiuso il 2016 con un rosso di 2,8 miliardi). “Noi siamo impegnati e stiamo ragionando sulle ultime proposte per fare in modo che non siano i tribunali a decidere, ma una regolazione moderna e efficiente” su Uber e altri servizi per prenotare un trasporto in macchina tramite cellulare. Per il ministro, è importante che “non vi siano più decisioni tramite i tribunali, ma attraverso una legislazione completa”. Peccato che fino ad oggi siano stati proprio i giudici gli unici a scandire i tempi della questione Uber.

QUEL (FISIOLOGICO) RITARDO DELLA POLITICA

A questo punto la palla passa al Pd, dunque al partito di governo. “Delrio non ha detto nulla di eccezionale”, spiega a Formiche.net Sergio Boccadutri, deputato dem a capo dell’area innovazione del Pd: “Anzi, ha detto una cosa giusta. La politica ha i suoi strumenti, li usi prima della giustizia. Ma è proprio questo il punto. Fisiologicamente la politica è sempre un po’ in ritardo. L’importante è che non diventi patologico questo ritardo”. Ragionamento a parte, per il deputato dem la vera questione è però un’altra. “Diciamocelo, oggi la politica non può non rispondere a questo tema: e cioè conciliare innovazione e regole. Non avere una soluzione sarebbe sì il vero errore”. A questo punto però, da dove prendere il problema?

LA SOLUZIONE NEL DDL CONCORRENZA

Boccadutri ha pochi dubbi. “La soluzione al problema Uber è nel ddl concorrenza (ancora fermo al Senato in attesa dell’ultima lettura, ndr). E non nel pacchetto di regole con cui il ministero dei Trasporti vuole ammorbidire le norme approvate nel Milleproroghe, da includere in un decreto ministeriale. Nella legge sulla concorrenza c’è un intero capitolo dedicato alla riforma del trasporto pubblico locale, che contiene la delega al governo a legiferare in materia. Ed è lì che bisogna incidere: si approva il ddl, la delega passa al governo e l’esecutivo fa le norme. Perchè, ricordiamocelo, il tpl italiano è aggiornato a 20 anni fa, ben prima che arrivasse Uber”.

L’IDEA DEM PER SUPERARE L’IMPASSE

“Premesso che, molto francamente, non sono certo che il 5 maggio il tribunale si pronunci in via definitiva, ho una proposta che potrebbe funzionare, ovviamente con tutti gli studi e le analisi del caso”, fa sapere Boccadutri. “In Italia, mediamente, le ultime licenze dei taxi risalgono a parecchi anni fa. E anche per questo alcuni comuni d’Italia hanno indetto gare per nuove licenze. Prevedendo però al contempo una sorta di ristoro per gli altri tassisti. La stessa cosa si potrebbe fare con Uber. Si accetta l’ingresso di nuovi player, come in caso di nuove licenze, e in cambio si ottiene una sorta di risarcimento parametrato però sul valore iniziale della licenza detratta però una quota, visto che negli anni l’esborso iniziale è stato ammortizzato con l’attività (senza considerare che negli anni il valore delle licenze è comunque sceso, ndr). E’ un’idea, vorrei sottoporla al Pd. Ma bisogna sedersi tutti intorno a un tavolo per parlarne”.

 

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Ultima modifica: 20 Aprile 2017