534-ppIl caso Uber arriva alla Corte di Giustizia Ue. Un giudice spagnolo ha chiesto alla Corte di esprimersi su alcune questioni alla base della ”guerra” in atto tra il servizio di taxi privato e molti Stati Ue, come ad esempio se si tratti di un ”mero” servizio di trasporto oppure di un fornitore di servizi digitali. La differenza determinerà il futuro di una delle app più amate, visto che se la Corte Ue dovesse stabilire che si tratta di un fornitore di servizi, cadrebbe la concorrenza con i tassisti.

L’annuncio dell’interessamento della Corte di Giustizia Ue è stato fatto oggi da uno dei suoi dirigenti, Mark MacGann, durante una teleconferenza con i giornalisti. MacGann ha spiegato che il giudice del Tribunale di Barcellona si è rivolto alla Corte nell’ambito di un ricorso presentato contro Uber dal maggior operatore di taxi della città. «Questo significa che la Corte del Lussemburgo ora stabilirà se le regole nazionali che al momento si applicano ai servizi digitali come Uber sono legali e appropriate in base alla legge Ue», ha detto il dirigente.

Alla Corte è stato espresso un parere su diversi punti: se Uber è una mera attività di trasporto oppure un fornitore di servizi digitali; se, come “service provider”, ricade sotto le direttive e-commerce e la direttiva servizi (in tal caso avrebbe una maggiore libertà di azione che oggi gli viene negata in quei Paesi dove il servizio è stato chiuso, Italia compresa).

La Corte ora ascolterà anche i pareri nazionali, quindi la sentenza non è attesa prima dell’autunno 2016.

 

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Ultima modifica: 22 Luglio 2015