«L’altro giorno ho dato un passaggio a una persona che mi ha dato sei euro, è il passeggero che decide quanto pagare. Parlava poco. Appena è scesa, neanche il tempo di fare inversione, mi ha fermato la municipale. Mi hanno sequestrato la macchina, e dato una multa da 400 euro. E in più mi arriverà un’altra sanzione che potrebbe essere da settemila euro».

Paolo Roma è una delle vittime dalla guerra lanciata dal Comune di Torino contro Zego, app di car pooling (la condivisione dei veicoli) messa in rete da una azienda di Milano che consente, ricordando la da tempo vietata UberPop, di condividere un tragitto in auto in cambio di una piccola somma. Giovane, si barcamena come tanti tra diversi lavori, prevalentemente fa l’informatico e il fattorino. Porta la spesa dal supermercato a casa delle persone. E arrotonda con Zego: «Andando avanti e indietro tutto il tempo, ogni tanto guardo sulla app e se qualcuno fa il mio stesso percorso lo carico a bordo», racconta. E non ci sta a passare per criminale. «Insieme ad altri cinque, multati come me, sto presentando ricorso», annuncia.

Le auto sequestrate a Torino sono otto, così Zego ha deciso di sospendere il servizio – che può contare su un bacino di 30mila utenti – anche a Milano e Genova. La contestazione? Esercizio abusivo dell’attività di taxista. «Il car pooling è un’attività legittima – commenta il prefetto di Torino Renato Saccone -, ma bisogna verificare la singola fattispecie, cioè che non ci siano delle persone che usano la piattaforma non per condividere le spese, ma per fare concorrenza sleale ai tassisti. Con BlablaCar, che copre le lunghe distanze, è più difficile che accada. Zego opera in città, su percorsi brevi».

«Uno dei ragazzi è uno studente, ha usato la nostra app quattro volte in due settimane. Vorremo capire dove sta il limite», ragiona Davide Ghezzi, ideatore dell’app, «e come si stabilisce se l’uso che se ne fa è legale o meno. Abbiamo i dati della nostra community e siamo pronti a condividerli». Sono anni, dice Massimo Campagnolo, presidente di Federtaxi-Cisal, che i tassisti chiedono una regolamentazione. «Recentemente – denuncia – è arrivata un app che si chiama Risciò, la usano i cinesi. A Malpensa tutte le mattine ci sono 15 o 20 macchine che la usano per caricare passeggeri. Poi c’è un servizio sloveno che fa riferimento a un’altra app, GoOpti», che gestisce trasporti low cost per gli aeroporti in Italia, Slovenia, Austria, Croazia e Germania (il caso è un po’ diverso, la società è nata da un progetto europeo). E poi c’è Heetch, una «soluzione di mobilità pensata per i giovani che vogliono uscire e divertirsi», recita il sito, sul quale sono pubblicizzate anche le tariffe: 8 euro da Porta Romana alla stazione centrale di Milano, 7 da Porta Venezia a Isola. Il servizio copre il capoluogo lombardo, Bruxelles, Stoccolma e diverse città francesi. L’idea è quella di trasformare il problema del trasporto in una opportunità, oltre che di guadagnare, anche di fare conoscenza.

«Ci sono decine di app – sottolinea il sindacalista – Ci provano tutti e dopo un po’ falliscono. Però intanto, un po’ di qua e un po’ di là, noi perdiamo il 40% del fatturato». Ma il car pooling in Italia ha preso anche altre forme. Come quella di Jojob. «È un servizio – spiega l’amministratore delegato Gerard Albertengo – che vendiamo alle aziende, le quali mettono la nostra piattaforma a disposizione dei propri dipendenti. Sono nostre clienti più di 150 multinazionali e 1700 Pmi. Recentemente abbiamo aperto anche in Spagna. Il concetto è semplice: i lavoratori che tutte le mattine fanno lo stesso percorso possono condividere l’auto. Abbiamo raggiunto 140 mila persone in questo modo e in Italia l’anno scorso si sono risparmiati così 700 mila chilometri».

Un altro caso è quello di Autostrade. Nel 2009, per ridurre il traffico su A8 e A9, oggetto di lavori, la società aveva lanciato una piattaforma per aiutare i pendolari a conoscersi e a condividere il mezzo. Da allora è rimasta in piedi e chi la usa riempiendo la vettura con almeno quattro persone, paga al casello soltanto mezzo euro invece della tariffa piena.

Last modified: 4 Aprile 2018