Il 2 febbraio u.s. la Commissione Europea ha prodotto una comunicazione che secondo noi non può essere accettata. Consapevoli che una comunicazione non abbia alcun carattere vincolante tra le fonti del diritto, essa rappresenta comunque un atto di condizionamento sui legislatori nazionali. Alla luce di ciò abbiamo inviato alle Istituzioni europee una lettera il cui contenuto è ripreso da questo comunicato stampa:

 

Commissione Europea su trasporto persone: con proposta multinazionali il settore sarà più caro, insicuro ed arretrato

Con la comunicazione 2022/C 62/01, la Commissione Europea si è fatta grandemente influenzare dalla piattaforma di proposte lanciata da Uber, Freenow e Bolt attraverso Move EU, mirante a destrutturare tutto il trasporto non di linea europeo. Questa piattaforma però gioca soltanto a favore delle multinazionali stesse, con gravi danni sia per l’utenza che per il lavoro.

Se gli Stati recepissero quelle proposte, infatti:

  1. salterebbe definitivamente il modello taxi come servizio pubblico, con le relative garanzie a tutela dell’utenza;
  2. il sistema dei prezzi sarebbe rimesso all’esclusivo arbitrio di un algoritmo privato;
  3. verrebbe meno l’universalità del servizio, con particolare danno per l’utenza più debole;
  4. emergerebbe un modello di trasporto ad alto tasso d’insicurezza;
  5. si arresterebbe lo sviluppo tecnologico oggi presente nel settore.

Primariamente assisteremmo inevitabilmente allo smantellamento delle garanzie pubbliche a favore dell’utenza, e quindi del servizio pubblico taxi. La parificazione operativa tra taxi e n.c.c., proposta dalle tre multinazionali, infatti, sarebbe giuridicamente ed economicamente sostenibile soltanto con una parallela parificazione normativa dei due servizi, alla luce dell’ovvio principio del “pari regole in stesso mercato”. Le tre multinazionali propongono infatti il venir meno dell’obbligo del rientro in rimessa per gli n.c.c., cosicché quest’ultimi possano liberamente sostare su strada. Ciò introdurrebbe un problema di concorrenza sleale verso i taxi, in quanto essi sono gravati, per poter stare su piazza: da un obbligo di tariffa amministrativamente imposta; da un obbligo di prestazione che limita la possibilità di scegliere le corse ritenute convenienti; da un obbligo di turno di servizio che limita la libertà di scegliere quando sia più conveniente operare.

Il modello poi del prezzo determinato da un algoritmo privato genera un problema di arbitrio a discapito del cliente, il quale, inevitabilmente vittima di un mercato viziato da asimmetria informativa, potrebbe soltanto accettare o rifiutare il prezzo impostogli da un algoritmo privato, ben al di fuori del quadro di garanzie offerto da un regolatore pubblico.

Si pone poi, col modello di affari iper “snello” delle multinazionali, un problema di non universalità del servizio, ricadente sopratutto sulle fasce deboli della popolazione, in quanto tutti coloro che non sono dotati di uno smartphone o di una carta di credito come gli anziani, o i portatori di disabilità o mobilità ridotta, sono poi impossibilitati alla fruizione del servizio. La Commissione Europea di questo si è accorta nella sua comunicazione, ma se la questione la ritiene davvero meritoria, come dovrebbe esserlo, non può pensare allora di aprire il trasporto persone a soggetti che non garantiscano un’offerta anche a tale clientela, lasciando sul sistema delle cooperative dei tassisti la soddisfazione della stessa. Questo infatti non sarebbe sostenibile alla luce della gravosità economica della costosa infrastruttura radiotaxi.

Si pone poi un gravissimo problema di sicurezza per l’utenza, se si procede verso la deprofessionalizzazione e la dequalificazione esteriore dei mezzi. Le oltre seimila violenze sessuali dichiarate da Uber per opera dei propri autisti nel biennio 2017-2018 rendono chiara l’idea di quanto sia necessario che il regolatore pubblico controlli l’accesso all’attività, mantenendola professionale. Un abitacolo di un’auto, infatti, se essa non è guidata da professionisti, può trasformarsi in una bara! Altrettanto, è fondamentale l’immediata riconoscibilità esteriore dei mezzi autorizzati al trasporto persone. Il modello di affari di multinazionali che hanno superato questa storica e non casuale caratteristica dei veicoli che sulla pubblica piazza possono prelevare persone (i taxi), induce oggi in confusione l’utenza meno accorta, la quale diviene facile preda di persone senza scrupoli che si approfittano soprattutto di giovani donne.

Infine, è proprio laddove è presente il modello del cumulo delle licenze in capo ad un unico soggetto, che si è registrato il più basso sviluppo tecnologico del settore: lì infatti hanno attecchito applicazioni, gradite tanto più all’utenza per causa di una vera e propria inesistenza di un servizio di chiamata radiotaxi. Gli alti investimenti necessari per lo sviluppo di tale infrastruttura, infatti, se si sono dimostrati di agile realizzazione grazie al modello della cooperazione, dove tanti piccoli titolari di licenza hanno potuto suddividere il costo degli stessi, non sono risultati invece sostenibili per un unico titolare di rischio titolare di molte licenze. 

È per tutto questo che riteniamo il modello proposto dalle multinazionali una proposta perdente per utenza e lavoro, e di vantaggio soltanto per gli scopi profittuali di quelle. E se la Commissione Europea ha a cuore il trasporto persone, bisogna che tenga conto di tutto ciò.

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi 

 

Ultima modifica: 20 Aprile 2022