650-bt«Al di là di certe cene e di chi le paga o vi partecipa, noi non possiamo accettare che il Parlamento scardini un sistema di regole». Il tema è l’incontro conviviale tra i parlamentari dell’intergruppo innovazione e la General Manager di Uber Italia, Arese Lucini. E a parlare è Loreno Bittarelli, Presidente dell’Unione Radio Taxi Italiani.

«C’è un tentativo di voler far passare una vera e propria sanatoria degli abusivi – spiega – a partire dalle iniziative dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, che dovrebbe essere super partes e in quanto tale dovrebbe fornire studi e tirare fuori numeri, invece ha suggerito al Parlamento un articolato di legge, in direzione di creare una normativa per rendere regolare ciò che oggi non lo è.

Questo è inaccettabile. E a settembre ci faremo sentire».

 In Parlamento qual è il posizionamento dei vari schieramenti?

«Sono sicuro che trasversalmente, un po’ a destra, un po’ a sinistra, ci sia almeno una certa volontà di ascoltarci. Poi ci sono i finti innovatori, tipo quei grillini che ieri sera (l’altra sera per chi legge ndr) sono andati a cena con la General Manager di Uber. Con la scusa dell’innovazione magari vogliono stravolgere un sistema di regole e rendere legittimo ciò che non è legittimo».

 I vostri detrattori dicono che siete una corporazione che si vuole autotutelare.

«Figuriamoci. I tassisti sono persone che stanno 12 ore al giorno in mezzo al traffico, al caos, di notte rischiano la pelle, lavorano fino a 70 anni per ritrovarsi con 600 euro di pensione al mese. Abbiamo un sacco di regole, di controlli. E questa sarebbe una corporazione? Piuttosto io direi che le corporazioni, le lobbies, sono ben altre: i poteri forti delle multinazionali, delle banche, i poteri finanziari, quelle realtà che stanno proprio dietro a Uber tipo Goldman Sachs o Google. Chi dice che siamo noi una corporazione dice una totale falsità, non l’unica, purtroppo».

In che senso «non l’unica»?

«Un’altra bufala è la leggenda che chi si oppone a Uber si oppone all’innovazione. Noi non ci opponiamo all’innovazione, ma a chi vuole sfruttarla per violare le regole. Anche noi abbiamo la nostra app, si chiama It Taxi, funziona in tutta italia e ha un trend impressionante: 200 mila download, solo a giugno attraverso di essa abbiamo servito 20 mila corse, ma di questi numeri non parla nessuno. Come vede, gli americani non possono insegnarci nulla e non accetteremo che arrivino i cow boy a dettare legge e sconvolgere un sistema costruito negli anni per assicurare da un lato dignità a chi svolge un servizio pubblico e dall’altro sicurezza a chi ne usufruisce».

Leggi l’articolo su ilTempo.it

Last modified: 24 Luglio 2015