612-LVLa guerra legale su Uber ormai è un contenzioso globale che sta definendo, a colpi di sentenze, il mercato del lavoro degli anni Dieci, dove tutele consolidate e privilegi corporativi cadono con l ‘ allargarsi dell ‘ economia della condivisione. Uber è una app che si scarica sul cellulare e permette di chiamare un ‘ auto a noleggio con conducente (Uber Black) oppure un normale automobilista che vuole arrotondare (Uber Pop, ora illegale in Italia): si indica la destinazione, si riceve il preventivo e, all ‘ arrivo, la somma dovuta viene scalata dalla carta di credito. Uber non offre il servizio, si limita a mettere in contatto la domanda, cioè gli utenti, e l ‘ offerta, chiunque abbia un ‘ auto e sia registrato sulla loro piattaforma.

In Italia  tutto il contenzioso legale riguarda antiquati privilegi corporativi dei tassisti che risalgono a una legge del 1992 così
obsoleta che anche l ‘ Autorità di regolazione dei trasporti ha chiesto alla politica di ammodernarla, regolando
un settore che è molto cambiato. Tutelare il valore di licenze ricevute gratis dai Comune e poi rivendute,
spesso in nero, per svariate decine di migliaia di euro è cosa che interessa soltanto gli appartenenti all ‘
agguerrita lobby delle auto bianche. La questione aperta da una decisione della Commissione del Lavoro
della California, lo Stato dove Uber è nata (anche se è domiciliata nel paradiso fiscale del Delaware), ha
invece una rilevanza molto più ampia, quasi epocale.

LA DECISIONE STABILISCE che Uber debba
rimborsare 4.152,20 dollari a un suo d r i ve r , Barbara Ann Berwick, per le otto settimane in cui ha lavorato
usando la app lo scorso anno. Proprio perché Uber non è soltanto un mediatore tra domanda e offerta ma si
configura più come un normale datore di lavoro, sostiene la commissione californiana. Non priva di
argomenti: Uber vieta ai suoi d r i ve r di ricevere mance, cosa che invece possono fare i lavoratori autonomi,
impone regole sul tipo di auto utilizzabile, al driver non è richiesto alcun talento specifico, nessuna sua
strategia di comportamento può avere grande impatto sui ricavi finali, dipende tutto dalle regole fissate da
Uber sui prezzi e le commissioni. E il guidatore non è libero di gestire il suo rapporto con la app, ma deve
rispettare regole precise per garantire un servizio omogeneo a quello di altre vetture Uber. Insomma, sostiene
la Commissione del lavoro della California, Uber non è una piattaforma tecnologica neutrale. È un datore di
lavoro. E i suoi d r i ve r sono dipendenti. La sentenza non si estende in automatico a tutti i d r i ve r , anche
se quelli raccolti nella class action che sta chiedendo al Tribunale di San Francisco i danni per le mance non
incassate, saranno di sicuro felici. Non si tratta di una questione che riguarda soltanto Uber. La tecnologia sta
azzerando le distanze e le barriere di ingresso in molti settori: con le app per fare l ‘ autista non serve più una
licenza, per proporre un progetto di ristrutturazione non è necessario essere architetti, per tradurre un testo
su commissione di qualcuno dall ‘ altra parte dell ‘ Atlantico non è neppure richiesto parlarsi al telefono. La
prima conseguenza è che si riducono le inefficienze di mercato: se voglio spostarmi da una parte all ‘ altra di
Roma quando piove e i taxi sono introvabili, oltre che cari come d ‘ abitudine, posso chiamare Uber. E
disoccupati o sottooccupati possono arrivare a un reddito decente usando le opportunità offerte dall ‘
economia digitale.

IL LATO OSCURO è il ritorno del lavoro a cottimo, di un pagamento a prestazione tarato
soltanto sulle esigenze dell ‘ offerta e che, magari fissando un giusto prezzo per servizi a basso valore
aggiunto, non consente a chi lavora di avere un reddito dignitoso. La politica e i giudici oscillano tra l ‘ esi
genza di adattare le regole a un contesto mutato e quella di preservare conquiste in termini di diritti e salari
che risalgono ormai a un altro mondo. Questa è la partita decisiva, nessuno può prevedere come finirà e
quali saranno i costi e le vittime della transizione.

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Ultima modifica: 19 Giugno 2015