723-gnEgr. Presidente Enzo Iacopino,

vorremmo richiamare la Sua attenzione sulle gravi responsabilità morali e deontologiche di alcuni giornalisti, colpevoli di creare, a nostro modo di vedere, una vera e propria campagna di odio sociale nei confronti degli operatori economici del settore taxi. Ciò che viene rilevato è una violenza verbale che tra vessazioni e mistificazioni varie, rappresenta una sorta di riedizione di pratiche maccartiste, fra l’altro strumentale alla ricezione da parte del nostro legislatore nazionale di leggi ad aziendam in favore di una nota multinazionale americana. Questa campagna di odio è già stata all’origine di casi – da noi mai dimenticati – come quelli dei due ex colleghi Luca Massari e Alfredo Famoso, che tra il 2010 ed il 2014 sono stati uccisi a forza di colpi e bottigliate, per futili motivi: uno sfortunato canino accidentalmente investito ed una precedenza non data.

Ma evidentemente la vita di questi due ex Colleghi non è servita a far capire cosa certe penne stiano generando su questa categoria di lavoratori. Infatti, passaggi di giornale – solo per citare i più recenti – tipo quelli a firma di Giuseppe Turani (27 maggio 2015, La Nazione): “Il sistema delle caste di periferia ha colpito ancora: i taxisti sono riusciti a far dichiarare illegale, da un giudice milanese” e ancora “quella dei taxisti è una delle lobby più tremende in circolazione”, oppure quelli di Stefano Feltri (4 giugno 2015, Il Fatto Quotidiano): “i tassisti hanno approfittato parecchio della loro condizione protetta” o “i tassisti si sono comportati come i peggiori monopolisti, cioè spremendo i propri clienti per ottenere una rendita di monopolio” e infine “ma i tassisti, finora, hanno potuto fare quello che volevano, spennando i clienti senza offrire alcun miglioramento nella qualità dei servizi (eufemismo)”, a parte l’assoluta inconsistenza dal punto di vista economico, a cosa sono utili, nel loro palese accanimento, se non ad incitare all’odio? E la cosa è tanto più deprecabile per chi conosce un minimo il settore, sia nei suoi presupposti economici, sia nella sua reale consistenza, se consideriamo che una multinazionale americana sta pressando per entrare nel settore taxi italiano ed in quelli di mezzo mondo, disinteressata alle leggi nazionali in materia e, per di più, dichiarando spudoratamente di finanziare la stampa affinché possa parlare bene di sé.

L’inconsistente ma impressionante “accusa” da cui partono queste penne – mirante a colpire lo stomaco della pubblica opinione – è quella per cui nel settore del trasporto persone non di linea (su piazza) possano operare solo i tassisti. La cosa seppur vera, non può rappresentare un’accusa ma la semplice e logica conseguenza del fatto che a questi operatori viene imposto di avere tutta una serie di obblighi e divieti a tutela dell’utente: quelli che consentano la facile individuazione dell’autista, l’impedimento a poter fare prezzi liberi, l’impedimento a poter lavorare solo nelle ore più remunerative della giornata, l’impedimento a poter fare solo le tratte più remunerative. Tutte limitazioni riconducibili allo status di servizio pubblico riconosciuto al servizio taxi. Così, per garantire l’utente da perverse dinamiche di mercato ispirate alla sola logica del profitto – come sta illegalmente lavorando la multinazionale americana – , l’attività viene contingentata di modo da consentire la sostenibilità economica della stessa. Ed invece, quello che è un ovvio contrappeso ad una serie di limitazioni a tutela del consumatore, imposte agli operatori del settore taxi – e tale da impedire l’istituzionalizzazione di una concorrenza sleale ex lege laddove si desse seguito alle intemerate dei sopra citati – viene spacciato come: “privilegio”, “attività di lobbing”, “monopolio” – questa è la più ridicola dal punto di vista economico perché non si capisce come possa essere considerato un monopolio un settore che interessa oltre 40.000 partite iva! – “casta”, e così via.

Alla luce di tutto ciò rivolgiamo a Lei, affinchè rivolga un appello a tutta la stampa italiana volto a fermare questa vera e propria campagna d’odio contro gli operatori del nostro settore. Perché la nostra dignità e le nostre vite, non possono valere meno di una marchetta fatta ad una multinazionale!

 

Loreno Bittarelli – Presidente Nazionale Uritaxi

Iscritto all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 26/07/2004

Ultima modifica: 18 Giugno 2015