576-htLa chiamata arriva da un elegante hotel di via Veneto, Marco si meraviglia e ingrana la marcia. «Sa, di solito gli alberghi usano gli Ncc, tra loro e molti portieri c’è un accordo tacito: a loro le corse lunghe, tipo l’aeroporto, a noi le sòle». Evidentemente c’è stato un intoppo, i clienti andavano di fretta, qualcosa non è andata, perché una volta davanti alla lussuosa entrata il tassista si ritrova una famiglia, non ha capito bene se fossero argentini o spagnoli, doveva portarli a Ciampino.

Scende, carica le valigie, apre la portiera, sta per partire, quando sente una vocina: «E a me, un caffè no?». Marco che sta per salire a bordo della sua auto bianca ha la risposta pronta: «E che ci conosciamo?». Per un momento sale un po’ di tensione, lui mostra le sue tariffe esposte per andare all’aeroporto («30 euro Ciampino, 48 Fiumicino, sa gli alberghi spesso non le affiggono, quelle nostre»), e non cede di una virgola. Il “caffè” al portiere («si prendono 8/10 euro a corsa, mica tutti, però succede») non lo vuol proprio offrire. Intanto la famigliola di turisti stranieri assiste alla trattativa, Marco sta quasi per andarsene, ma quelli mica sono fessi. «Capivano l’italiano e un po’ lo parlavano, perché ci hanno interrotto, sono saliti e hanno detto: noi vogliamo il taxi».

Che poi Marco per attraversare Roma e arrivare a Ciampino con il guasto alla metro, le navette sostitutive e il caos quotidiano, ci abbia quasi rimesso, poco importa.

Dispiace per la solita figura “mafioperacottara” per colpa di un portiere, che avrà pure il cilindro e la livrea con i bottoni d’oro, ma resta un ciarlatano.

 

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Ultima modifica: 28 Settembre 2016