520-stUn emendamento prima bollato come salva-Uber, poi fatto proprio e presentato, infine ritirato e
disconosciuto. E’ la giravolta del Movimento 5 Stelle sull’azienda tech di trasporto privato, bersaglio dei
tassisti per quella che ritengono essere concorrenza sleale. Nel luglio 2015 il Movimento 5 Stelle definiva la
proposta di modifica al ddl Concorrenza presentata alla Camera dal deputato Pd Sergio Boccadutri:
“ritagliata su Uber, senza produrre effetti positivi per la collettività”. In sintesi, l’emendamento forniva una
cornice di regole alle imprese che mettono in connessione “mediante una piattaforma tecnologica
passeggeri e conducenti interessati a richiedere e fornire servizi di autotrasporto non di linea sul territorio
nazionale”. Inoltre, Boccadutri regolava la possibilità per le imprese tecnologiche di svolgere “attività di
intermediazione a favore di conducenti non professionali, che svolgono servizi di trasporto in maniera
occasionale”. Secondo il M5S era un modo per aggirare la sentenza del tribunale di Milano che pochi giorni
prima aveva bloccato Uber Pop, la app sviluppata dalla multinazionale Usa per dare la possibilità ad
automobilisti privati di offrire passaggi a pagamento. “Fatta la sentenza, trovato il raggiro”, scrivevano i
deputati pentastellati che salutarono come un successo il ritiro dell’emendamento Boccadutri. M5S e
l’emendamento pro Uber, Crimi: “Errore frutto della foga emendativa” Condividi Stupisce, quindi, che pochi
mesi dopo, con il ddl Concorrenza in questi giorni approdato in Commissione Industria al Senato, proprio il
Movimento 5 Stelle abbia presentato una proposta di modifica in tutto e per tutto simile a quella etichettata
come “un regalo alla lobby di Uber” solo poco tempo prima. L’emendamento 52.6 a firma dei senatori M5S
Girotto e Castaldi ricalca esattamente parola per parola cinque dei sette commi di quello del Pd Boccadutri.
Le uniche differenze si trovano nella parte che riguarderebbe UberPop, dove si prevede un tetto massimo
di ore di guida più basso e requisiti più stringenti per i guidatori non professionali che offrono servizio a
pagamento. Qualche giorno fa questo emendamento è stato ritirato, anche dopo le proteste dei taxisti. “Il
testo non era farina del sacco autonoma, c’è stata un’interpretazione molto semplice, chiamiamola ingenua
dei nostri colleghi in commissione di un parere dell’autorità dei trasporti”, spiega il senatore M5S Vito Crimi.
Il riferimento è a una delle proposte di modifica della normativa in materia firmate dall’authority presieduta
da Andrea Camanzi il 21 maggio 2015, che è stata riprodotta fedelmente prima nell’emendamento
Boccadutri e poi in quello dei pentastellati. Una proposta simile si legge anche in un documento fatto
circolare tra i parlamentari da Uber alla vigilia del dibattito parlamentare. “Noi pensiamo che il testo
dell’autorità dei Trasporti sia stato dettato da Uber”, sostiene Crimi, ma se questa è la tesi, perché la
proposta è stata fatta propria dai senatori del Movimento? “Nella foga emendativa è venuto fuori questo
emendamento, è bastato un confronto tra di noi per capire che portava a una deviazione, cioè all’ingresso
di Uber nel mercato, e quindi ritirarlo”. “Ovunque un privato è entrato in un servizio pubblico, ci sono stati
dei danni”, conculde Crimi ribadendo che la posizione del M5S sullo scontro tra i taxi e la multinazionale
Usa rimane quella espressa da Beppe Grillo già nel 2012 in un post sul blog intitolato “Io sto con i tassisti”.
Fatta salva la “foga emendativa”.

 

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Ultima modifica: 2 Febbraio 2016