«L’hai letto il pezzo del New York Times su “Greyball” e il nuovo complotto di Uber? L’hanno spacciato per una genialata americana, ma è farina del nostro sacco. La “palla grigia” – come la chiamavamo noi – è nata qui in Italia, altro che Boston e Portland… Abbiamo dovuto inventarcela per rispondere alla guerra dichiarataci a Milano dalla giunta Pisapia. È stata un’arma indispensabile per rispondere ai metodi illegali adottati contro i nostri autisti dai ghisa milanesi e da un gruppo di tassisti che lavoravano in combutta con loro». L’ex manager di Uber Italia mi guarda con un sorrisino compiaciuto, poi – vista la mia perplessità – ripete «ma, insomma, l’hai letto l’articolo del New York Times ?» L’articolo di cui parla Roberto, chiamiamolo così, è uscito sabato e riassume le rivelazioni di alcuni ex dipendenti americani di Uber. Rivelazioni in cui si spiega come la compagnia più odiata dai tassisti abbia utilizzato un sofisticato software per neutralizzare le trappole di poliziotti e agenti delle amministrazioni cittadine mandati a individuare gli autisti al soldo del gruppo. Su quel software, battezzato

«Greyball» (palla grigia), venivano trasferite le chiamate di chi chiamava ripetutamente e a vuoto le auto dell’agenzia ed era, per questo, sospettato di essere un agente pubblica incaricato di rilevare targhe ed identità dei dipendenti di Uber. Ma quel che il New York Times non sapeva e Il Giornale è in grado di rivelare è l’origine e la paternità tutta italiana della sofisticata applicazione parallela. Un’applicazione apparentemente simile a quella reale, ma assolutamente virtuale. Un’app che nonostante gli apparenti movimenti delle autovetture sullo schermo del telefonino si conclude inesorabilmente con una cancellazione del servizio per indisponibilità di autisti e mezzi. «L’idea di mettere a punto un’applicazione parallela – racconta Roberto – ci venne quando la sede di Milano segnalò la guerra senza esclusione di colpi messa in atto contro di noi dalla Giunta Pisapia. I primi a compiere atti di palese illegalità furono i vigili urbani e un gruppo di tassisti loro complici. I vigili delle Frecce, l’unità speciale incaricata d’identificare e sanzionare i nostri collaboratori, si registravano con nomi di fantasia sulla nostra applicazione e prenotavano le corse senza presentarsi all’appuntamento. Il piano era chiaro. Puntavano solo a registrare le targhe e a seguire i nostri autisti. Volevano dimostrare che non partivano da una rimessa come previsto, ma pigliavano le chiamate al volo al pari dei tassisti. Così potevano sanzionarli e provare l’illegalità del servizio. La cosa più grave era però la complicità di un gruppo di tassisti che facevano lo stesso giochino e passavano targhe e nomi alle Frecce. A quel punto abbiamo deciso di render pan per focaccia prendendoli un po’ in giro. Assieme al nostro esperto di software ci siamo inventati quella che in italiano suonava come “palla grigia”. In pratica dopo aver classificato tutti i nominativi degli autori di troppe chiamate a vuoto abbiamo creato un automatismo per deviare tutte quelle chiamate sospette sulla “palla grigia”, un’applicazione assolutamente virtuale dove avrebbero atteso inutilmente l’arrivo di un’auto o di un’autista da sanzionare. Il sistema ha funzionato benissimo e in breve è stato adottato da Parigi e da tutte le altre sedi nel mirino delle autorità locali. Ora hanno scoperto che l’usavano anche in America, ma l’origine di “greyball” è uno scherzetto tutto italiano».

 

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Ultima modifica: 6 Marzo 2017