Roma, 14 gennaio 2026 – “Siamo esterrefatti per le posizioni espresse da alcuni esponenti politici e commentatori – da Pastorella di Azione a Paita di Italia Viva, da Hallissey di Più Europa a Benigni e al sottosegretario Ferrante di Forza Italia, fino al presidente della Regione Calabria Occhiuto, senza dimenticare voci non politiche come Dona dell’Unione Nazionale Consumatori o Romano di Muoversi – intervenuti nel dibattito durante lo sciopero dei tassisti italiani. Tutti questi esponenti, in coro, sono usciti attaccando i tassisti italiani all’insegna dell’ “apriamo a Uber”, nelle ore in cui sì, i tassisti hanno scioperato, ma anche si è aperto a Phoenix il primo processo contro Uber per uno dei 3mila casi di aggressione sessuale subita da clienti della multinazionale”, afferma Claudio Giudici, presidente nazionale Uritaxi.  “Prima di tutto sfugge che Uber operi già in Italia e certe notizie semmai dovrebbero spingere gli esponenti citati sopra a chiudere a questa ed altre multinazionali, invece che aprire, come sostengono, alla concorrenza e trasparenza a favore della cittadinanza. In Italia i taxi hanno un indice di gradimento dell’86% sulla sicurezza, ossia  ai massimi europei, contro una media europea del 78% (dati Lab21). Questi esponenti invece vorrebbero diffondere una realtà come Uber interessata oggi dalla campagna “Every 8 minutes” che cioè denuncerebbe un atto di violenza sessuale ogni otto minuti sulle auto della multinazionale”.

“Questi esponenti politici e commentatori – prosegue Giudici – parlano poi di trasparenza: in Italia Uber è già stata multata per 4 milioni di euro dal Garante per violazione dei dati sulla privacy. Il Cictar, sempre a proposito di trasparenza, ha ricostruito che la multinazionale si avvarrebbe di cinquanta società di comodo di diritto olandese, società offshore tra Amsterdam e Bermuda, definendola la Champions League dell’elusione fiscale. Note sono le proteste in tutto il mondo per il sistema di tariffazione ad asta algoritmica che nessun utente e lavoratore capisce, e che porta anche a decuplicare la tariffa praticata dalla multinazionale rispetto ad un taxi. Sempre a proposito di trasparenza l’inchiesta Uber files ci ha spiegato del software ‘Greyball’ per eludere i controlli delle autorità e in Italia la multinazionale è già stata collegata a ‘caporalato digitale’ e licenziamento arbitrario di 4mila rider. E questo solo per citare alcuni casi riportati dalla stampa nazionale e straniera”.
“La domanda – conclude il presidente nazionale Uritaxi – dunque resta: c’è un problema di non conoscenza o di basso livello etico da parte di questi esponenti? Se si tratta di semplice ignoranza, ora che li abbiamo informati, dovrebbero farsi carico di non diffondere certi modelli di business che, attraverso la truffa socio-economica dell’altisonante concetto di disruptive economy, violano semplicemente norme nazionali sul trasporto persone, concorrenza e tanto altro”.

Ultima modifica: 16 Gennaio 2026