Il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sul foglio digitale di servizio previsto dalla legge 12/19 di riordino del trasporto pubblico locale non di linea (taxi e n.c.c.) è prossimo ad uscire, e questo, per chi opera fuori dalle regole sarà un grosso problema. Come detto dalla Direzione della Polizia di Stato durante l’audizione in Commissione Trasporti della Camera per la discussione delle p.d.l. Caroppo e Iaria, “l’introduzione del foglio di servizio elettronico è fondamentale perchè, chiaramente, la presenza di un foglio di servizio cartaceo purtroppo rende agevole la possibilità di non annotare in maniera corretta o comunque di poter eludere determinate attività di controllo che sul foglio di servizio elettronico sono difficili da alterare”.La questione sta tutta qui.
Il sistema che avrebbero messo in atto:
a) una multinazionale americana, la quale usa, per sua stessa ammissione, gli n.c.c. come taxi, non attraverso l’assegnazione di un mezzo specifico al cliente richiedente, ma quello di un mezzo generico, quello più vicino – l’esatto contrario di ciò che prevede la normativa – facendo dunque fare all’n.c.c. quello che è previsto per i taxi (i quali, infatti, non possono essere assegnati secondo un criterio di specificità, in quanto previsto per gli n.c.c.), e
b) società intermediarie, prevede la creazione di un foglio di servizio cartaceo farlocco, dove si simula un primo servizio dalla rimessa presente nel comune autorizzante (nonostante il mezzo venga invece rimessato nel comune dove esso è stabilmente migrato) con direzione nel grande comune dove l’n.c.c. quotidianamente opera, e poi su suolo pubblico comincia ad acquisire i vari servizi che l’app della piattaforma multinazionale gli assegna. Questo schema è già stato orchestrato in paesi come la Germania, dove oramai diversi mesi fa la tv pubblica ha fatto emergere lo scandalo di società malavitose frapposte tra le diverse multinazionali operanti sul territorio tedesco e lavoratori sfruttati. Lo schema prevede una commissione del 35% per la piattaforma digitale multinazionale, un altro 35% per la società intermediaria titolare delle autorizzazioni n.c.c., ed il restante 30% che resta al lavoratore.
Ora, la reazione che vediamo in queste ore tra rilancio della proposta di legge “Caroppo” di Forza Italia (quella “Iaria” del M5S, seppur con alcune differenze, presenta gli stessi caratteri utili a mantenere in piedi quello schema) e la fanfara messa in piedi da alcuni organi di stampa, mira a tutelare questo schema delinquenziale. “Quando il potere si sente debole, cerca un nemico da additare” disse il troppo presto scomparso Giulietto Chiesa.
E così, nel giro di pochi giorni:
– azione politica: rilancio della proposta “acchiappa voti” (da parte degli n.c.c.) di Caroppo, utile solo a bloccare l’uscita del decreto ministeriale sul foglio digitale di servizio. Perché utile solo a quello? Perché Lega e FdI si sono già espressi contrari, ed una maggioranza trasversale su quella proposta significherebbe una rottura della maggioranza di governo, e perché il Pd stesso, con suoi importanti amministratori locali, si è espresso contrario durante l’audizione in Commissione Trasporti, alla regionalizzazione degli n.c.c., in quanto ciò rappresenterebbe un grave danno per le comunità territoriali più piccole.
– Azione tv: consueto servizio mostrificante sui tassisti romani da parte del braccio “armato” mediatico dei Berluscones, Le Iene.
– Azione stampa “istituzionale”: operazione di mostrificazione dei tassisti su Il Sole 24 Ore: articolo in prima pagina, a firma dei consueti Landolfi e Nuti. Il primo giornale economico d’Italia, per quanto ormai sia ad una media di 17.000 copie vendute al giorno, ossia due copie per ognuno degli ottomila comuni italiani, mette in prima pagina le dichiarazioni dei tassisti, ossia di un settore che rappresenta lo 0,06% del Pil italiano (!). Confidando sull’ignoranza del lettore medio, non racconta ciò che lo stesso quotidiano ha già ricostruito, ossia che quei redditi sono ben più alti rispetto a tante categorie autonome, e che quella dei tassisti non rientra tra quelle a più alta possibilità di evasione. Il quotidiano riporta quei dati, senza mai spiegare che se si applicasse il coefficiente di utilità, inferiore al 6%, di una multinazionale come Uber, i redditi medi dei tassisti sarebbero più bassi di quattro volte rispetto a quelli che dichiarano.
– Rilancio online. Ci pensa quella che alcuni addetti del settore media considerano una velina della Cia, ossia Dagospia, a rilanciare online, con toni ancor più brutali, la poca visibilità che l’articolo del giornale di Confindustria avrebbe.
– Copertura “scientifica”: l’immancabile cosiddetto “esperto” di trasporti Andrea Giuricin, rilancia la sua solita irrazionale e strumentale equazione: siccome i tassisti dichiarano poco, va riformato il settore; come se il comparto n.c.c. dichiarasse di più, e come se aumentando gli operatori, allora aumenterebbero gli importi dichiarati, invece che diminuire ancor più!
Il quadro è questo, serve a bloccare l’uscita del decreto sul foglio digitale di servizio, e quindi a mantenere in piedi il sistema di malaffare al momento vigente. I tassisti sui media mainstream non troveranno mai spazio per raccontare tutto questo, dunque, ciascuno di noi lo acquisisca, lo arricchisca, e lo condivida sui social, ne parli con clienti, parenti, amici. Come sempre, è necessaria un’Operazione Verità contro questo schifo di un sistema finanziario-politico-mediatico marcio come mai.
Ultima modifica: 19 Maggio 2026
